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Pensierino del giorno.

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Tornando a casa lascio scivolare lo sguardo su un Tevere meno triste e più paillettato del solito. La città mi sembra frizzante e in ghingheri anche se si tratta infine solo di un insignificante giorno anonimo, abbarbicato per contratto in cima alla settimana. La primavera è ancora accampata a qualche lega di distanza ma ha già iniziato il corteggiamento. E Roma fa la civetta, come solo lei sa fare. Lo percepisco dall’umidità che diventa sbarazzina e dai rumori che si fanno soffici come bambagia, per non disturbare. Ma non ho voglia di lasciarmi ammorbidire troppo anche io da questa atmosfera tutta zucchero e miele. Allora guardo i bidoni della nettezza urbana che rigurgitano spazzatura e poi mi soffermo sulle cartacce e le cacche di cane sui marciapiedi e mi sento meglio. Canticchio una canzone di Vecchioni. “E se hai le mani sporche, non importa, tienile chiuse nessuno lo saprà”.
Libera associazione di idee. Reale vs Immaginario due fisso in schedina. Mi consola. Nulla è davvero accaduto se non lo racconti. Quindi qualsiasi cosa racconti, per quanto assurda possa essere, è reale nella misura in cui la condividi con qualcun altro. E qualsiasi avvenimento reale è soltanto un sogno o una bugia nella misura in cui l’unico depositario del fatto accaduto sei tu solo e soltanto. Buffo e sublime rovesciamento di fronte. E l’uomo, inventando e raccontando, diventa così un dio laico, un dio pret-à-porter. Sorrido. Evito una cacca e sorrido. Arrivo davanti al portone di casa mia, giro la chiave nella toppa ed entro. Ho sfangato un’altra giornata. Ero uscita abbacchiata come una mandorla secca e rientro semi-dea, quasi del tutto onnipotente. Ma domani è un altro giorno, il cine insegna, e dovrò inventarmi qualcosa di nuovo per andare avanti.

Intanto adesso mi metto a letto, per non dormire meglio, qualcosa in mente mi verrà.

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