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Do not disturb.

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La iena non toglie il disturbo. La iena resta. Se si butta dal balcone rimbalza e ritorna esattamente al suo posto. La trovi lì, dove è sempre stata. In fondo la iena è di compagnia. Potresti stare ore a sentirla sogghignare nella penombra azzurrina della cella frigorifera. Se le gira può raccontarti di quando lavorava in obitorio o di quando faceva la ballerina di fila in un locale radical-chic nell’upper east side. La iena mastica continuamente grani di parole e sputa fuori brandelli di vita innaffiati d’aceto e di miele, basta che tu batti le mani e lei ricomincia coi suoi patetici minuetti, come una scimmietta coi piattini. Alla iena non importa niente. Il suo sogghigno riempie lo spazio e sbatte fuori ogni altra cosa. Se la incontrate fatevi raccontare di quando era innamorata, sì, quella è la storia più buffa di tutte. Perché una volta quella bestìa infame si era convinta di essere viva, di camminare realmente sui marciapiedi delle strade del centro città, addirittura credeva che il muscolo pulsante al centro del suo petto fosse un cuore, ridicolo, già, ridicolo, un cuore, un cuore capace di provare cosucce ridicole come i sentimenti. Erano strani giorni quelli. La iena si alzava presto la mattina e andava a comprare il latte fresco, poi saltellava nei giardini delle case vicine rotolando sulle aiuole. La iena faceva le fusa. E la colpa era tutta di una specie di mostro con gli occhi gialli. Il mostro viveva nel sottosuolo e detestava la luce del sole, passava il tempo scavando cunicoli sotto la città e saliva in superficie solo di notte, alle 5 e 45, per farsi una birra ghiacciata prima del sorgere del sole. La iena un giorno era caduta in un tombino ed era finita esattamente sopra il modellino di veliero che il mostro aveva impiegato tutta la vita per costruire. Il modellino era andato distrutto, il mostro aveva scardinato ogni giuntura della iena con un vecchio cric arrugginito e quella povera mentecatta era rimasta irrimediabilmente conquistata. Ma poi il mostro e i suoi occhi gialli erano restati rintanati nelle fogne e la iena era uscita fuori a riveder le stelle, immaginandosi chissà cosa. Per giorni e giorni. Alla fine ad un certo punto si era accorta che il latte lo stava bevendo da sola e sulle aiuole c’era soltanto la sua impronta Così era scesa di nuovo nelle fogne. Aveva preso il mostro, i suoi occhi gialli e i suoi stupidi modellini e aveva tagliato tutto ben bene a pezzetti. Poi aveva frullato i cubetti maciullati insieme a latte e ghiaccio e si era bevuta il suo amore e il suo cuore per rinsavire.
La iena ricorda questa faccenda e sogghigna più forte. Adesso sa di nuovo di non esistere, di non avere un cuore, di non saper amare e di non essere assolutamente capace di fare qualsiasi altra cosa che non sia il semplice sogghignare. La iena cerca di dimenticarsi di ricordare. E se per caso due occhi gialli fanno capolino nella nebbia dei suoi falsi pensieri, lei scrolla la testa e accende la tv. Ci sono i film e ci sono i cartoni animati. Se non puoi amare perchè sei fatta di metallo questa roba va decisamente più che bene.