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Discount.

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Sono entrata nel discount senza l’idea precisa di fare la spesa. Ci sono entrata perché non avevo niente di meglio da fare quel pomeriggio e Disneyland Paris era un tantino troppo distante per la portata dei miei piedi. Così, uscendo per la terzultima volta dall’ufficio, invece di tornare direttamente a casa, ho preso la seconda deviazione a destra e sono andata. Pioveva forte, nonostante questo una giovane coppia pomiciava duro contro il muro di un palazzo. Nonostante la pioggia qualcuno era in coppia, qualcuno pomiciava, qualcuno perdinci se ne fregava della pioggia, qualcuno se ne fregava della recessione, degli scandali, dell’inflazione, dei buoni pasto, dei tagli alla cultura, dell’affondamento di Venezia e pomiciava duro contro il muro di un palazzo grigio con la facciata a bugnato, sotto lo scroscio imponente di un acquazzone da manuale. Io ho il mio ombrello rosso a fantasia scozzese e una grande voglia di vomitare o di incendiare un locale di cabaret. Non ho voglia di ridere, forse ho voglia di pomiciare, ma sono troppo preoccupata per la pioggia, per la crisi e per Venezia, anche se vivo a Roma, per riuscire ad impegnarmi seriamente a farlo. Forse poi sono anche troppo grassa, troppo poco produttiva, ho troppi bracciali appesi ai polsi, che ne so. Banalità e onicofagia mi impediscono di librarmi al di là dell’onanismo mentale che mi attanaglia. Sarà che bevo troppo caffè e mangio molti carboidrati. Ho il cervello in pappa, una patetica tendenza all’inconcludenza e casa mia è piena di mensole impolverate, ricordi, stivali di gomma, poster adolescenziali, scontrini e nastro adesivo. Comunque. Sono entrata nel discount perché mi sentivo improduttiva e sconfitta e perché lungo il viale che stavo percorrendo era il discount l’unico punto ad essere illuminato. Sono entrata dentro il negozio e mi sono tuffata nei corridoi, tra gli scaffali colmi di golosità nocive e colorate, godurie senza marca e a metà prezzo, delizie farcite di conservanti e materiali di scarto. Salatini giapponesi, cialde svedesi ricoperte di cioccolato, cous cous liofilizzato, cioccolata aromatizzata all’amaretto, the in polvere, formaggio cremoso alle erbe, una mitragliata di cibo sintetico vestito a festa per il Carnevale di Rio. Di colpo, quasi a tradimento, mi sono sentita felice. Insomma, proprio quella roba lì. Quel calore appiccicoso che ti prende in mezzo al petto, quel formicolio che si irradia dal centro del tuo corpo e ti fa vibrare la punta delle dita e gli angoli della bocca. E non è un ictus, no. Tu sei felice. E non importa più quanto possa essere triste Venezia. Sei felice. Io ero stata felice l’ultima volta tre mesi fa. Mi ricordo il giorno e l’ora, il come e il perché.  Mi ricordo lui, perché nove volte su dieci in casi come questo c’è sempre un lui o una lei di mezzo. Mi ricordo un vassoio di metallo, un ritmo sincopato e tutta una serie di circostanze imperfette. Mi ricordo che prima stava andando tutto male e tutto male è andato dopo, ma durante, cazzo, beh, quello lasciatemelo stare, per un secondo ero a posto, in culo Venezia, la paura della morte e i manici di scopa. Mi ricordo esattamente che la sensazione calorifera è durata 15 ore, non un minuto di più, non un minuto di meno. Poi ad un certo punto i dettagli hanno perso consistenza, le incongruenze sono tornate alla riscossa e ritrovare quel cazzo di appiccicume salvifico è diventato via via più farraginoso. Ho percorso diversi chilometri a felicità zero, in seguito.

Fino al discount. Lì finalmente ho sentito che potevo permettermi di nuovo qualcosa.

Non proprio la versione originale della felicità. Un surrogato, senza etichetta, imbottito di coloranti e conservanti. Ma va bene lo stesso, anzi, conviene di più, costa di meno. Mi servirà da placebo per affrontare l’inverno, il precariato, il fatto di dovermi accontentare solo del momento migliore, di non potergli cambiare la vita in mio favore, diavolo d’un Tondelli, mentre la coppia di limonatori selvaggi continua a pomiciare duro sotto la pioggia, nonostante la pioggia, davanti alla facciata a bugnato, fuori dal discount.

 

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