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Prima di andare via.

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Prima di andare via faccio l’inventario e il riassunto delle puntate precedenti.
Adesso quando chiudo gli occhi riesco a ricordare il suo viso.
Il profilo dell’altro invece è diventata una silhouette striminzita, poco male la userà qualcun altro per allestire la scenografia di un circo, con giraffe, elefanti, nane barbute, donne cannone e altri fenomeni da baraccone.

Prima di andare via cronometro la mia capacità di apnea.
Non ho polmoni robusti ma voglio provare a incrementare la mia resistenza. Guardo fuori dalla finestra e vedo che stanno cucinando quintali di asfalto da stendere ai miei piedi.

Prima di andare via vorrei capire da che parte sto andando.
Sono terrorizzata, senza navigatore.
Ma se chiudo gli occhi riesco a ricordare il suo viso.
Sto andando avanti, cazzo. Chiudo le finestre ed esco in strada.
Verrò ingoiata dall’asfalto bollente, è la catastrofe il risultato più probabile di questo mio incedere, ma mi sono allenata però.
Tratterrò il respiro per tutto il tempo che sarà necessario.

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Sparate sulla iena.

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Sparate sulla iena. Datele addosso, non lasciatele scampo. Se vi capita a tiro eliminatela fisicamente. Lei non si merita di stare qui. La iena è finita, la iena è perduta, la iena è un obsoleto strumento di vivisezione di sentimenti contorti come lamiere. Gettatele addosso olio incandescente, catene di metallo arrugginito, filo spinato, chiodi appuntiti, cimici mangiatrici di carne di iena, pentolame, coltelli, lame e affini, sedie, palle da bowling, una vecchia zia di Forlì, cassonetti dell’immondizia, il Vesuvio, un treno, un tram, un filobus, sanitari di ceramica, bidè di cemento, cassetti, armadi, qualcosa, qualsiasi cosa.
Sparate sulla iena.
Fermatela per carità.
Sopprimetela prima che raggiunga la fermata della metropolitana. Lasciatela schiattare sull’asfalto e continuate la vostra passeggiata, andate a mangiare un gelato, fate finta di niente, anestetizzatevi il cuore e il cervello con un’iniezione di ghiaccio dolce.
La iena deve disintegrarsi particella dopo particella sopra l’asfalto bagnato, sotto un cielo atono ed un sole indifferente. Che di lei resti soltanto una sbiadita macchia giallastra tra il tombino e la pattumiera.
Se la iena sparisse sparirebbe quel fastidioso schiocco all’altezza dello sterno, sparirebbe la sensazione di sentire l’anima staccarsi dal corpo, cesserebbe la malinconia di non averlo mai avuto mio, la nostalgia per la consapevolezza che non mi guarderà mai in quel modo, come guarda lei
……………….eehehehhehhehhhehhehheheheeeh………………………..
Ride la fitusa, ride. Oddio dannata iena, non insistere, finiscila, quello sguardo non sarà mai per te, non ci saranno folli corse in macchina di notte per raggiungerti, ci saranno solo altre notti bianche, ci sarà Carmelo Bene a farti compagnia, ci saranno i fantasmi e le streghe, ci saranno i ricordi e ci sarai tu, la iena, maledetta bestia immaginaria, ci sarai tu a confondere i pensieri, a far sbiadire la realtà e a ingannare ancora col gioco perverso dell’immaginazione.

Sparate sulla iena, sparate, sparate, sparate, per carità.

Anzi no, lasciamo perdere. Sarebbe tutto troppo noioso, troppo reale, troppo ordinario senza di lei. E poi mi piace come prepara il caffè. E un caffè vale bene la sua vita.