“Il ritratto” dalla raccolta “Fistole duodenali” – Yolanda Freibush (2013).

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“E davvero vorrei scovare
un mazzo di parole belle
da sfogliare pigramente
il mercoledì mattina
quando il tram fa più tardi del solito
e il ritardo è l’accessorio più in voga.
Dovrei concentrarmi sulle parole,
ignorare le suore che attraversano di corsa le rotaie,
i bancari che sbuffano al telefono,
i ragazzi che saltano la prima ora di lezione,
dovrei trovare il tempo
di mettere da parte quel noioso ricamo
iniziato troppi anni fa
e mai portato a termine,
il profilo a punto croce
del ragazzo che bestemmiava
sommessamente nel sonno
e che una mattina assaggiò la pioggia
impiastricciandosi le labbra
con l’ombra zuccherosa di sé bambino.
Dovrei scegliere finalmente le parole
e chiuderci dentro il ragazzo
come in una cornice,
per relegare al rango di antiquariato
il ricordo di non avergli mai saputo dire niente.
D’altro canto aveva braccia troppo avare
per potermi contenere tutta,
dopotutto siamo pari,
eravamo entrambi analfabeti
ognuno a suo modo
e adesso ce ne stiamo
seduti su qualche gradino di marmo
a sorridere a qualcun altro
e presto, spero,
non sarà più così violento
questo granitico ed ineluttabile
non appartenersi”.

“Il ritratto” dalla raccolta “Fistole duodenali” – Yolanda Freibush (2013).

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