12.

Standard

#a volte mi immagino il Destino come un signore di mezza età, un tipo standard, obeso, calvo, devoto al panciotto di lana d’angora e agli occhialetti a mezzaluna, che poi glieli ritrovi rigorosamente appesi alla canonica catenella in filo d’oro, lasciati per lo più a riposare sul petto. Sì, lo vedo, lui, il Destino, con quella buffa testa a uovo che lo fa assomigliare tanto ad un personaggio di un vecchio gioco della Hasbro, il buon Bill. Mi passa davanti trotterellando e se cerco di fermarlo un momento, per scambiare quattro parole, mi liquida con un gesto bonario della mano. “Sono oberato, sono oberato”, ripete, calcando la voce sulle vocali e diluendo l’intensità del diniego in una specie di falso dispiacere molto ben simulato. La prossima volta che lo incontro, il Destino, quasi quasi provo a infilzarlo con uno stiletto d’argento intinto nel veleno, per vedere se si sgonfia un po’ o anche solo per vedere l’effetto che fa.

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