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#mi piacciono i cessi di bar con l’insegna scassata, il neon ad intermittenza che sembra farti l’occhiolino e la pletora di sfigati ubriaconi incollati al bancone, appesi alla solita bottiglia. Mi piace la penombra e lo strato di sporcizia traslucida sul pavimento, le bucce delle noccioline sui tavolini, le cicche di sigarette sopra il lavandino del bagno delle signore. Mi piace che la gente chiacchieri ad alta voce, che qualcuno meni un poco le mani e che nessuno degni di uno sguardo il tizio capellone con la camicia a quadri che canta una canzone sgangherata, sul palchetto in fondo al locale, illuminato in malo modo. Il tintinnio dei bicchieri e le risate sguaiate coprono la sua voce e lui per cinque minuti prova a dimenticarsi del suo cuore malandato e di quello che avrebbe potuto o voluto dire e invece. Quando ha finito può andare al bancone a smaltire il resto della sua tristezza, il barista gli serve un whisky doppio e gli dice “non c’è problema, amico” quando lui gli chiede di servirgliene un altro. Mi piacciono i cessi di bar che sanno dare una verniciata all’amarezza senza troppi imbellettamenti, come una pacca sul culo di buonaugurio.
Come quando capita di impigliarsi le calze nell’impellicciatura dello sgabello e imprecare a bassa voce per poi sentire un “Non c’è problema, amica”.
Va bene, resto. Un altro bicchiere.

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