“Incontinenza” in “Ho messo le parole in un otre, ma ho dimenticato di sigillarlo” di Carmela Propoli (1987)

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‎”Forse
sarebbe preferibile
tacere,
ma come posso trattenermi,
io,
che non so resistere all’impulso
di toccare
la carta moschicida,
all’istinto
di sovraesposizione?
Io, che mastico
con ferocia
le caramelle gommose
invece di succhiarle,
come potrei
essere capace
di restringere e respingere
dentro
la gragnuola incessante
dei miei pensieri?
Devo poterli scagliare fuori,
furiosamente,
giacché lo specchio deformante
della memoria
me li restituisce
alterati troppo presto,
e poveri,
e sfiniti,
mentre invece li pretendo
qui vivi con me
e taglienti come asce,
se questo serve per fendere
il muro a secco del tuo cuore.
Come una piantina selvatica
e invadente sarò,
coraggiosa,
tra le fauci delle pietre meno serrate,
bianche,
come le ossa dei morti
o una distesa impensabile di bicarbonato.
Una lama di parole
si appresta a spaccarmi
in due
come fossi dura terra,
per ricordare che
potrei perderti
se dimentico
l’urgenza
di afferrarti”.

“Incontinenza” in “Ho messo le parole in un otre, ma ho dimenticato di sigillarlo” di Carmela Propoli (1987)

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