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Non ho tempo. E allora consigli per gli acquisti. Un clistere di dado knorr e vado avanti. Sono un tantinello confusa e psicolabile ultimamente, ma non c’entra un cazzo la politica, cribbio, no, accidenti, no, è solo la mia vita. Vorrei lanciare souvenir d’Italie addosso alla mia anima, quella vecchia bagascia di anima mia tenuta su con lo stucco e l’adesivo Bostik. C’è senza dubbio qualcosa di più interessante di me nell’universo ma dopo aver mangiato per settimane intere soltanto piselli al curry finisco per forza di cose a concentrarmi solo sui particolari e sull’aerofagia, lasciandomi sfuggire goffamente la visione d’insieme. Ogni tanto mi stanco di essere dio. Mi concedo di perdere il controllo e mi getto a capofitto in un insensato gioco al massacro con me stessa, a colpi di cibo piccante e barattoli di sostanze ad alto contenuto di grassi. Il mio regno, il mio regno e il mio duodeno, il mio regno, il mio duodeno e tutte le unghie dei piedi per un buon digestivo! Un rutto atavico che generi un nuovo universo! Non riesco a capire quando è successo che mi son lasciata convincere a indossare giacca e cravatta. Mi sento soffocare ma vado avanti perché sono campionessa interregionale di sputo di nocciuolo d’oliva per cui me la caverò anche stavolta. La messa in piega non mi dona. Il marrone merda mi sbatte terribilmente eppure è il mio colorito naturale, perché non funziona? Fare qualcosa, fare qualcosa, distruggere i biscotti prima che i biscotti distruggano me. Ho spaccato la teiera e i muri che erano dietro le cose che mi circondano sono caduti. Ma non sono ancora libera. La camicia di forza firmata che mi hanno regalato per il compleanno è di tre taglie più piccola ma il commesso non vuole cambiarla. Ho dato da mangiare lo scontrino agli strozzini idrofobi che vivono nel cassetto delle mutande. Di recente, in un attimo di fuggevole lucidità, ho ricordato il sapore che aveva un bacio di qualche anno fa. Sembrava di giornata nella mia bocca quel bacio, ma era scaduto da un pezzo. Farò le mie rimostranze alla direzione. Non dovrebbero spacciare i sentimenti per merce fresca e duratura. Dovrebbero avvertire i clienti che l’immagine sulla confezione ha uno scopo esclusivamente illustrativo e non corrisponde realmente al prodotto. I sentimenti sono un terzo di quello che sembrano, sono prodotti deperibili che qualcuno si ostina a vendere con sensazionali 3×2 da favola. Ma l’ultima favola era stantia e fasulla già secoli prima del c’era una volta. Una volta è già troppo tardi. Invece di indorare la pillola preferisco guardare in faccia i miei ricordi e appallottolarli alla bell’e meglio, inutili, incartapecoriti e drogati di naftalina come sono. Perché adesso quella volta lì è soltanto un lurido catarro che mi opprime i polmoni e non c’è bronchenolo sciroppo che tenga. Eppure il cuore non passa mai di moda. Resta un fastidioso evergreen pernicioso da gestire. Non basta indossare il cappotto delle proprie responsabilità di adulto o un collier fatto di velleità e buone intenzioni, ambizioni e progetti di conquista del mondo e affini per uscirne. I traguardi e i successi sono comunque pertinenza del domopack, del tupperware e infine dei sacchi neri col laccetto, come ogni altra fottutissima cosa. Quando comincia ad importarti del destino di un altro, un altro diverso da te, allora è diverso. Non c’è scarto temporale che tenga. Non esiste più passato, presente o futuro. Quando ti importa di un altro cominci a vivere un’esistenza che è un lunghissimo dolcissimo insopportabile unico minuto ininterrotto. Se ti va bene dura per sempre.
Se ti va male, pazienza, ti restano le televendite di MediaShopping.

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