TEATRO ELISEO -Baricco, Scalfari, Pilati, Escobar, Monaci…Lo spettacolo è finito?

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Teatro Eliseo.

TEATRO ELISEO -Baricco, Scalfari, Pilati, Escobar, Monaci…Lo spettacolo è finito?

Ascolto. Penso. Annoto.

Se certa cultura cosidetta “alta” ha prodotto una certa parte – sottolineo certa parte – dell’attuale classe dirigente, dai politici ai docenti, dagli amministratori ai cosiddetti qualificati operatori del settore, a qualsiasi settore essi appartengano, allora Cristo lasciaci i nostri fumetti e la nostra musica leggera. Ho la lucida certezza che con i nostri miseri 25 anni da ficcarci su per il culo, comunque vada, non potremo fare peggio di loro. Se sbaglieremo lo faremo per eccesso, non per difetto. O almeno me lo auguro. Non posso stare ferma e trattenere il vomito davanti ad una cancrena. Sputo sulle coscienze in putrefazione che mi ritrovo intorno. Raccontano favole e le difendono come se fossero Dogmi Indiscutibili mentre sul Palcoscenico delle Grandi Occasioni è in atto uno spettacolo del tutto diverso. Esco e fumo la mia indignazione. C’è qualcosa che non va, tutti lo vedono eppure, mentre il marcio continua a puzzare, tutti, troppi, non fanno altro che azzannarsi, strappandosi la pelle a brani, per cosa poi, per cosa? Basterebbe che uno solo alzasse il culo e cominciasse a portare fuori l’immondizia. Dare l’esempio. Invece no. Ipocrisie e interessi personalistici. Vuoto pneumatico. Fingono di dialogare ma monologano con le orecchie turate. Io non voglio avere vergogna. Io non ho vergogna. Io non distolgo lo sguardo. Distoglietelo voi che ci state rubando il futuro, voi che pensate sia facile blandirci, voi che volete restare in sella, parrucconi dallo stomaco peloso, burocrati della morale e della ragione. Io non rinuncio al mio microscopico posto nel mondo. Al mio diritto ad incazzarmi, al mio diritto di immaginare un orizzonte diverso, al mio diritto di agire, al di là delle chiacchiere. Ne ho abbastanza di rassegnazione e di immobilismo. Rivendico brutale sincerità e umile concretezza. Le rivoluzioni non si stampano sulle magliette, nascono da un miscuglio agitato nel profondo dello stomaco e sputato fuori con impegno e convinzione. Ci vuole raziocinio e sentimento. La tanto sputtanata onestà intellettuale. Tiratela fuori. Discutiamo, ma sul serio, e alla fine della diatriba rimbocchiamoci davvero le maniche e facciamo. Facciamo. Il sonno della ragione genera mostri. Ma una ragione drogata, demagogica, astratta, ingannatrice, disonesta, una falsa ragione, di mostri ne genera di peggiori.

Firmato:
una stamaledetta appassionata “qualunquista” idealista del cazzo

(e chiedo venia se il mio pensiero non è logico, non è lineare, non è perfetto. Non pretendo che lo sia. E’ un punto di vista. Discutibile.
Appunto!)

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