Sfoghi allergici estemporanei o anche “Le memorie di una Nerd(a)”.

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Semplicemente a volte penso che vorrei essere piccola. Cioè, mi spiego, non una bambina, accidenti, non sia mai, i bambini preferisco ancora sgranocchiarli a colazione, dopo averli rubati dalle loro culle nella notte, tra le tre e le quattro del mattino, o dalle braccia delle baby sitter al parco nel primo pomeriggio. No, niente articoli per l’infanzia, per carità. Vorrei solo essere tascabile. Mi basterebbe che le mie ossa fossero più piccine, la mia vita più sottile, la mia colonna vertebrale più corta. Niente di particolarmente trascendentale. Vorrei essere me stessa, ma in miniatura. Rimpicciolire. Una specie di spin off della serie “Mamma, mi si sono ristretti i ragazzi!”, per intenderci. E quale sarebbe lo scopo? Come sarebbe a dire quale sarebbe lo scopo? Non chiedo certo di usare un cereale Cheerios come salvagente, perdiana, mi basterebbe essere una di quelle persone facili da abbracciare, tutto qui. Vorrei che non sembrasse assurdo e ridicolo prendersi cura di me. Ma la realtà è che non sono stata progettata per essere fisiologicamente predisposta alla tenerezza. Non so darne e non so riceverne. Non sono credibile nel ruolo dell’indifesa o della dolente, ho braccia che sono spire e sono stata sempre grande, troppo grande e buffa e goffa e grottesca e spavalda e orgogliosa e fottuta e granitica e bugiarda. Fuori misura, fuori tempo, fuori contesto. Una nota stonata. Ho perso l’attacco giusto per muovere il culo in tempo. Non sono salita sul tapis-roulant. Non ho accettato l’offerta. Ora negli outlet dell’anima non ci sono più, ho controllato, abbracci extralarge da indossare per me. E purtroppo non è sufficiente ingollare galloni e galloni di detersivo del discount o di sapone Mantovani andato a male per restringersi come si deve. Me ne sto dentro il mio corpo così com’è piuttosto e divento evanescente a modo mio. Mi permetto di misconoscere da sola la mia fragilità se proprio non c’è nessuno disposto a crederci. Non volerò mai su un My Mini Pony dal culetto profumato. Non ci saranno nastri e trine, muto abbandono e baci di rosolio, carezze e zucchero a cubetti. Resterà una gara di rutti che soppianta anche tutte le parole del vocabolario che non sanno dire quello che effettivamente si vorrebbe o si dovrebbe dire.

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