Non c’è un cazzo di mercato per lo sperimentalismo linguistico.

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Che prezzo per il mio cuore? Quanto vale un pezzo della mia anima? Strappatemi tutto, un rene, l’altro, il fegato, gli occhi, le budella e andate in giro con lo strillone a chiedere chi offre di più. Chi è disposto a tirare fuori la grana o anche, al minimo, un timido sorriso di approvazione stentata o un prosciutto o una rana o una lamina sottile di alluminio nichelato? Qualcosa, qualsiasi cosa. Ma per carità spegnete quegli sguardi obliqui che mi iniettano disfattismo in endovena! Abbiate il coraggio di bruciarmi viva in pubblica piazza se mi ritenete pazza o inutile. Mi sentite da qui? Fatemi sapere. Che valutazione al Monte di Pietà? Varrò 13 euro e 50 centesimi o è tutta paccottiglia, cianfrusaglia inutile da dimenticare all’angolo, tra un paio di sanpietrini divelti e una cacca di cane schiacciata di fresco? Passerà uno straccivendolo e raccoglierà quello che c’è da raccogliere e porterà a spasso la mercanzia e urlerà e strepiterà e attraversarà la città strascicando i piedi e tenendosi ben stretto il suo catarro e la sua ulcera duodenale. Va tutto troppo veloce per la mia vista, non riesco a seguire una storia, mi distraggo, mi perdo, i dettagli si mescolano, le intersezioni si moltiplicano e uno strabismo trascurato mi rende cieca mentre un grosso petardo esplosomi addosso mi fa anche sorda e muta. Resto dietro delle sbarre di vinavil indurito male e invoco un muto mutuo soccorso e còmpito a fior di labbra la libertà e altre parole senza senso ma tutti passano avanti perché è il Presepe Vivente e bisogna visitare gli altri tableau vivent. Gong. La giostra non sta ferma e aghi, schegge di vetro e brugole mi perforano impietosamente la gola. Ma non c’è giostra, non c’è ago, vetro, brugola o gola. Ci sono bolle d’aria a cui appiccico significati. Se mi tagliassero a pezzetti non sarebbe una canzone di De Andrè ma sarebbe omicidio. E post-it gialli cospargerebbero la mia tomba. Niente fiori ma opere di bene. Anche perché si sussurra che non c’è un cazzo di mercato per lo sperimentalismo linguistico. E nemmeno per le foche canadesi. Ma loro, le foche, continuano ad ucciderle lo stesso.

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