Movimenti peristaltici. (Primo stasimo).

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L’unica cosa a cui sento di potermi affidare in questo momento è l’assurda indiscutibile verità dei movimenti peristaltici. A quest’ora della notte, in questa specifica transeunte disposizione d’animo, incline alla scatologia più becera, credo nell’assoluta concretezza e nella abbacinante sincerità della peristalsi del mio intestino o del mio esofago e mi ci aggrappo con fervore. Al di là di questo orizzonte fisiologico vedo poesia e letteratura e le rifuggo come se fossero serpenti velenosi. Basta metafore ed eufemismi che puzzano di marcio e fasullo da un paio di eternità, torniamo all’accogliente a,b,c del vasino da notte, alla confortante certezza di essere sistemi biologici con un funzionamento organizzato e prevedibile. Semplici cause ed effetti. La peristalsi non inganna, la peristalsi non seduce, la peristalsi non ha nulla a che fare coi gazebi dei politici nelle piazze di paese prima delle elezioni. Io voglio credere nel chimo rimestato che si appresta ad essere assorbito, in queste contrazioni ritmiche che tracciano sentieri e segnano direzioni precise, che siano giuste oppure ostinate e contrarie poco importa. So esattamente che cosa aspettarmi dai movimenti peristaltici. Merda e vomito sono le uniche verità assolute che il mio cervello è capace di metabolizzare senza andare rovinosamente in tilt. Tutto il resto è dietrologia da bar radical-chic, vigliacco sentimentalismo da marciapiede, schizofrenico desiderio d’altrove, arte e intrattenimento per cuori solitari, spasmodica bulimia di significato. Io a furia di leggere romanzi d’amore e guerra ho cominciato a nutrire ridicole aspettative, ho ammirato troppi quadri e troppi film, ho ascoltato troppa musica e mi sono illusa che il bello fosse una risposta plausibile a chissà quali profonde domande, a tutte le domande. Ma invece non c’era direzione. Non c’erano uscite di sicurezza. Avrebbero dovuto progettarla a norma di legge 626 questa vita qui. Un bel caschetto giallo per ricordare che ogni cosa è meno importante di quello che sembra. Che dietro la poesia più sublime ci sono, immancabili e fieramente meccanici, i movimenti peristaltici del poeta. Non puoi contare solo sull’ambrosia per sopravvivere. Ho mangiato fin troppo di questo marzapane e m’è venuto il diabete all’anima. E non trovo una terapia.
Allora tanto meglio una diarrea, si cura con un banalissimo Imodium quella.

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  1. Ciao,
    sono un fotografo e coincidenza sto preparando una mostra che ha per immagini ciò che tu hai
    descritto a parole. O perlomeno mi ci sono ritrovato.. appena ho scoperto il tuo scritto.
    Ti vorrei chiedere il permesso di inserirlo come prefazione al mio catalogo.
    Se ti interessa ti posso spedire alcune foto per capire con chi potresti avere a che fare..

    Antonio.

    • Accidenti, mi farebbe enorme piacere vedere le tue foto e sono felice che tu ti sia ritrovato in queste parole. Sarebbe un onore poter unirle a delle immagini. Fammi sapere, aspetto tue notizie!

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