Gli eroi son tutti giovani e belli.

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Gli eroi son tutti giovani e belli
gli eroi son tutti giovani e belli.

E vincenti.

Ma io no. Io sto con Tersite.
Io ammiro la sua sgradevolezza, la sua codardia, l’eterna sconfitta che si porta tatuata addosso, negli occhi, nell’anima. Lui è la verità: brutta, sgradevole e codarda. Lui è come siamo tutti ma a nessuno fa piacere ammetterlo.
Prendo un pennarello nero e scrivo in stampatello bello grande e rotondo sul muro bianco della mia camera una parola:
ANTIEROE.

Poi mi siedo comoda e loro appaiono tutti accanto a me. Mi fanno compagnia. Uno si chiama Zeno Cosini e se ne sta in un angolo a fumare in silenzio una sigaretta che sembra interminabile, come una partita a scacchi, che lui è certo di perdere, ma cazzo c’entra, siamo qui per giocare, giochiamo. Paperino ha gettato nella spazzatura i panni di Paperinik e starnazza dal bagno, imprecando contro il cielo con parole incomprensibili, perché la carta igienica è finita. Philip Marlowe, triste, solitario y final dentro una giacca stinta troppo grande e troppo usata, si è appartato per parlare fitto fitto con Jake LaMotta, il naso spaccato e la testa di pietra, ogni due minuti i loro bicchieri pieni di whisky tintinnano, si svuotano e si riempiono ancora, per i prossimi due minuti.
Oh, ce ne sono molti altri. Questa stanza è piena di gente che si trattiene con piacere nella penombra e sorride a mezzabocca, la giornata è andata storta, ma che importa, basta allentare il nodo della cravatta e scolarsi una buona birra, una scrollata di spalle e chissenefrega se lo sfavillante eroe della porta accanto ha vinto un’altra medaglia.
Che cosa importa?

Gli eroi son tutti giovani e belli.
E vincenti. Sempre.

Ma tutto questo non li consola. E così noi ci sentiamo a disagio in loro compagnia. Perché è una sporca storia di solitudine in fondo questa faccenda del successo. Ci sarebbe da vergognarsene. Se ne vergognano loro per primi e allora ti chiamano invidioso. Incassiamo pure questo.

Gli eroi son tutti giovani e belli
e muoiono giovani.
Spesso.
E muoiono soli. Più soli degli altri.

Così è molto meglio la felicità della disillusione, il coraggio della malinconia, lo sguardo beffardo e le tasche sempre vuote, l’orgoglio e i pugni sulla testa, quella strana cosa stropicciata che chiamiamo dignità del perdente, ma sì, andate avanti voi, vincete al posto mio, io resto qui, io mi fermo

sto dalla parte di Tersite io e si sta bene qui.

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