Accidenti

Standard

Accidenti mollo le redini e mi butto giù dal carro. Non sono più capace di reggere il minimo. Sono diventata, quasi senza accorgermene, una lampadina fulminata. La mia bocca riesce ad emettere soltanto dei disarticolati bzz bzz bzz. E allora, diamine, lasciate che vada giù. Perché rimanere abbarbicata in sella ingoiando moscerini, con le guance ferite dal vento? Mi lascio andare nella polvere. Rotolo nella terra rossa e secca. Ci sarà prima o poi una roccia immobile e dura, ferma, pronta lì dall’inizio del film per dire “basta!” come un maggiordomo che annuncia “Il pranzo è servito”. Mi passo una mano nei capelli bruciacchiati e mi gratto le braccia. Dovrei essere la cavalleria ma sono la ritirata. Sono completamente libera eppure è come se fossi legata ad una sedia e sottoposta alle peggiori torture. Invece sono sola nella stanza e le voci che mi ronzano nelle orecchie non sono quelle di crudeli colonnelli dell’esercito ma sono soltanto i frusti refrain delle televendite televisive. Sto diventando parte dell’arredamento. Mi mimetizzo col parquet. Ho le palpitazioni perché temo di trasformarmi da un momento all’altro in un divano sfondato dalla tappezzeria di dubbio gusto. Provo a deformare le dita della mia mano facendo finta che siano di gomma. Ma non sono fatte di poliuretano espanso, sono carne su un’intelaiatura di ossa e se provo a piegarle secondo un’inclinazione innaturale si ribellano e fanno male. Ho delle terminazioni nervose e a causa loro ogni stimolo possibile va incontro alla sua inevitabile risposta. Ma se dissocio il corpo dall’anima, se divido le proprietà cosa succede? Voglio emanciparmi da me stessa. Lascio la mia anima sul carro e seguo il mio corpo nella polvere. Ma non si può. L’arbitro fischia fallo. Ma la punizione è restare in gioco. Nella propria interezza. La bidimensionalità non è concessa. Puoi provare ad ingannare tutti, puoi anche riuscirci alle volte. Metti nello stanzino delle scope la tua interiorità e indossa il costumino di carnevale. Scegli la strada più semplice, buttati sul treno in corsa e nasconditi nel vagone merci per non pagare il biglietto. Nasconditi, non farti scovare. Ma alla fine ti scovano sempre. Per quanto uno possa essere bravo a fare il buffone, il burattino, a stare fermo immobile dentro un personaggio abilmente costruito. Ti scovano, ti spogliano e ti gettano nudo davanti alle tue responsabilità. Sguardi di rimprovero. Sulle nostre spalle scudisciate implacabili. La stanchezza non è ammessa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...